Lavoro · 20 dicembre 2024

C’era una volta il portiere

I condòmini ci rinunciano, ma «chi li licenzia spesso se ne pente»

Citofono di una portineria su una parete in pietra a Milano
Un palazzo di viale Monza (foto di Filippo Di Biasi).

«Il mestiere di portiere si sta avviando verso l’estinzione, anche a Milano. Eppure il loro numero - che contiene anche Monza - è ancora alto rispetto ad altre zone d’Italia». Sono circa 1.300 al momento le portinerie funzionanti a Milano. Monica Santagata, funzionaria di Uiltucs Lombardia (Unione italiana lavoratori turismo commercio e servizi), si occupa dei portinai da molti anni. «La tendenza attuale è di ridurre le spese condominiali sopprimendo il servizio di portineria e appoggiandosi a imprese esterne per la pulizia dei locali».

Una soluzione volta al risparmio che però non è la stessa cosa. «Il portiere è un punto di riferimento per qualsiasi cosa accada nell’edificio e non solo. Una volta c’era un vero e proprio patentino da conseguire, con una formazione specifica. Alcuni erano in grado di gestire anche un ascensore bloccato o altri guasti». È conosciuto da tutti i condomini che con lui, o lei, sviluppano rapporti di fiducia personali oltre che lavorativi. Le portinerie milanesi sono anche conosciute per i loro particolari tratti estetici (la raccolta Ingressi di Milano, Taschen, 2017) ne mostra alcune fra le più belle.

«Chi licenzia il portiere spesso poi se ne pente», dice Mirco Grandi che si occupa dei custodi in Filcams Lombardia, sezione della Cgil per i lavoratori del commercio, alberghi, mense e servizi, «soprattutto con la mole di pacchi che arriva adesso con lo shopping online. So di alcuni portieri che usano la propria casa per custodire i colli, che vanno dalle lettere a interi treni di pneumatici per auto». La gestione della corrispondenza è uno dei molti compiti dei portieri insieme a pulizia, manutenzione, sorveglianza e altre attività.

A Milano ricoprono ancora un ruolo particolarmente importante nella gestione della raccolta differenziata di palazzi e condomini. Milano (con Torino, Roma e Napoli) è uno dei capoluoghi dove la tradizione delle portinerie resiste di più nonostante la generale tendenza negativa che pure li interessa. In centro, secondo un’indagine di Immobiliare.it, più del 40 per cento degli edifici ha la portineria, mentre nelle zone più esterne il dato è del 13 per cento: il più alto tra le periferie italiane. Sempre Immobiliare.it mostra in un sondaggio del 2022 che più di un terzo delle persone in cerca di casa vorrebbe la portineria nel proprio stabile, principalmente per lo smistamento della posta e la sicurezza.

I dati sui licenziamenti mostrano però che il portiere sta diventando una spesa a cui i condomini sono poi disposti a rinunciare. Una portineria può infatti arrivare a costare oltre 30mila euro all’anno, cifra che varia in base all’orario di apertura e al tipo di locale, che può essere una semplice guardiola o un appartamento completo dove il custode può vivere anche con la famiglia. Il licenziamento del portiere richiede almeno 12 mesi di preavviso, e può avvenire solo per la soppressione del servizio di portineria, che non può essere ripristinato prima di un anno.

È il cosiddetto «licenziamento per giustificato motivo oggettivo», spiega ancora Santagata, «che non ha nulla a che fare con comportamenti scorretti del dipendente». Secondo Grandi: «Si tratta di un cortocircuito. Il portiere ha solo sei mesi per fare ricorso contro il licenziamento, ma deve trascorrere almeno un anno per poter constatare che effettivamente il servizio sia stato tolto».

Pubblicato originariamente su MM, quindicinale della Scuola di giornalismo Walter Tobagi.

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