Inclusione · 7 marzo 2025

Il cinema (non è) aperto a tutti

Rare le sale autism friendly, ma basterebbe poco: volume più basso, niente buio o spot, cibo da casa

Sala cinematografica vuota con lo schermo acceso
Una sala dell’Uci Cinemas (foto di Filippo Di Biasi).

L’inclusione passa anche dal cinema. O almeno dovrebbe. Se è vero infatti che gran parte delle sale ormai sono attrezzate per accogliere persone con disabilità fisiche, la stessa cosa non si può dire per chi è nello spettro dell’autismo. In questo caso non si tratta di abbattere barriere architettoniche, ma di intervenire su alcuni aspetti dell’esperienza cinematografica. Luci spente, rumori forti, obbligo di sedersi al posto sono fattori di disagio per chi ha delle neurodivergenze. A Milano non sono molti i cinema che hanno iniziato a farlo.

«Si tratta di evitare il buio totale, abbassare un po’ il volume e lasciare libertà nella scelta del posto a sedere. Solitamente i ragazzi preferiscono le ultime file, ad esempio». Viviana Polimeni è la presidente e fondatrice di Portami per mano Onlus Milano, associazione per la promozione dell’inclusione di bambini e ragazzi con autismo. «Nel caso specifico del cinema le opportunità a Milano, per chi ha forme di autismo, sono poche e potrebbero essere di più. Soprattutto perché si tratta di apportare cambiamenti minimi e potenzialmente apprezzabili da chiunque».

Fra le realtà del capoluogo ad aver introdotto da alcuni anni le proiezioni autism friendly c’è il centro culturale Asteria: «In America è una pratica diffusa da anni, noi l’abbiamo implementata all’interno del nostro progetto di cinema inclusivo», spiega il responsabile della rassegna cinematografica Paolo Paggetta, «non cambia niente nel film in sé, la pellicola rimane uguale, ma mettiamo in atto alcune attenzioni fra cui la libertà di movimento in sala e il sonoro un po’ più basso. Cerchiamo di dare la possibilità a bambini e ragazzi con autismo di approcciarsi al cinema per la prima volta, in un luogo dove sanno di non venire giudicati».

Racconta ancora Polimeni: «Come associazione, nel tempo, siamo andati al centro Asteria e, più di recente, agli Uci Cinemas che sono dei cinema veri e propri. Sono adatti anche a ragazzi un po’ più grandi e non solo ai bambini, anche se la programmazione si limita comunque all’animazione. Ma l’autismo non scompare con la maggiore età». La catena di multisala offre a Milano film in modalità autism friendly dal 2017. Le proiezioni sono nel fine settimana, con accorgimenti che ancora una volta riguardano principalmente l’esperienza in sala.

«L’ambiente rimane parzialmente illuminato, in modo che si possa cambiare posto e alzarsi durante la proiezione, anche uscendo e rientrando. Gli effetti sonori sono smorzati e resi leggermente più bassi e c’è la possibilità di portare cibo specifico da casa. Non si trasmette pubblicità prima del film», fanno sapere dalla catena di multiplex. Nonostante questo impegno, sembra che non ci sia la volontà di estendere l’iniziativa, ma anzi si legge nel progetto: «Man mano che gli ospiti con difficoltà sensoriali acquisiscono maggiore familiarità con l’ambiente cinematografico, speriamo che a un certo punto si sentano a proprio agio nel partecipare anche alle proiezioni standard».

Pubblicato originariamente su MM, quindicinale della Scuola di giornalismo Walter Tobagi.

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