Così ripuliamo i Navigli
Appassionati di pesca magnetica recuperano rifiuti, monopattini, plastica. Difficile lo smaltimento. Amsa: pronti a dare un supporto

L’adrenalina della pesca insieme alla pulizia dei corsi d’acqua. Tutto senza bisogno di alcun pesce. È il magnet fishing, pesca magnetica: si lanciano sul fondo speciali calamite appese a una corda, si recupera e si vede cosa c’è rimasto attaccato. Tappi, lattine, posate, griglie, attrezzi. Ma anche monete, zaini con refurtiva, bossoli e un monopattino funzionante. A Milano c’è chi lo fa sui Navigli e queste sono solo alcune delle cose ritrovate, insieme però a tanta spazzatura: «È vero che la calamita prende il ferro, ma sui metalli dei Navigli rimane impigliata anche molta plastica.
Non so quanti chili di rifiuti abbiamo tirato fuori». Lorenzo Spazzacatena è uno dei fondatori delle pagine Instagram e TikTok I magneti di Milano. «Puliamo i corsi d’acqua. Cosa c’è nei nostri fiumi?», è la descrizione dell’account. «La quantità di immondizia recuperata è importante, e lo è altrettanto l’impegno necessario per cercare di smaltirla in modo corretto. Abbiamo provato anche a contattare Amsa (il gestore dei rifiuti a Milano, ndr) per un supporto diretto ma non siamo riusciti al momento ad avere risposta.
Sui social funziona molto mostrare le scoperte, ma abbiamo sempre valorizzato anche la pulizia vera e propria. Per esempio portando un retino per recuperare spazzatura affiorante come bicchieri o sacchetti di plastica». Tra i video più visti ci sono il ripescaggio di portafogli e oggetti rubati (consegnati alla polizia) o la riemersione di intere biciclette o skateboard. «Non conoscevamo questa pratica, che è molto interessante», fanno sapere da Amsa, «siamo disponibili a fornire supporto nel caso venissero ideati dei progetti o un’associazione strutturata.
La competenza specifica sui Navigli non è direttamente nostra ma possiamo raccogliere e avviare a smaltimento i rifiuti ripescati, lo facciamo già per altre iniziative. Qualche settimana fa abbiamo inaugurato una barca per pulire la Darsena». Anche Giuseppe Trovato, creatore della pagina Facebook Magnet fishing Milano Brianza, va alla ricerca di metalli sommersi: «Ho iniziato durante il Covid, quando altre attività erano ferme. Una volta sul fondo del Naviglio ho trovato un monopattino da sharing ancora funzionante.
Abbiamo chiamato l’azienda che è venuta a riprenderselo. L’attrezzatura necessaria è particolare ma in fondo semplice, si potrebbe proporre nelle scuole». I magneti usati possono avere forme e caratteristiche diverse. Si va da piccoli dischi con una forza di trazione limitata fino a calamite da oltre 14mila newton che costano centinaia di euro, per lanciarle serve una fune lunga e resistente. «Si scelgono in base alla conformazione del fondo, il tipo di zona, eventuali ostacoli. Solitamente poi mi porto anche un arpione», continua Trovato.
«Si rinviene di tutto ma soprattutto rottami, finché sono cose piccole si mettono in un secchio e si portano a casa, altrimenti bisogna organizzare dei ritiri. È il “problema” di fare magnet fishing in zone urbane e uno dei motivi per cui ora ho quasi smesso». L’alternativa, per i «pescatori magnetici» che vogliono buttare la ferraglia, è di andare di persona alle riciclerie o isole ecologiche presenti sul territorio. Diversa è la situazione fuori dai centri urbani, dove c’è meno immondizia ed è più facile trovare reperti storici.
Marco Gaspari, che su YouTube è Walking trek avventure, fa video di magnet fishing nei laghi Maggiore, di Varese e di Ghirla. Spesso tra le altre cose mostra monete ottocentesche, fibbie e lucchetti antichi. «Non c’è una normativa vera e propria sulla pesca magnetica, nulla che la vieti ma neanche che la regolamenti», dice. «Chiaramente la cosa più importante è ripulire bene la zona di ricerca, portando via tutto il materiale ripescato. Bisogna evitare i pontili privati e cercare di non pescare in aree protette».
Pubblicato originariamente su MM, quindicinale della Scuola di giornalismo Walter Tobagi.