Ironia ecosostenibile
Sullo storico palco di viale Monza la stand up comedy è green
Quattro monologhi comici sull’«angoscia» da crisi climatica

Un presentatore, quattro comici, un microfono e tanta voglia di ridere parlando di sostenibilità. Sono questi gli ingredienti del gruppo “Stand up ecology”, nato un anno e mezzo fa per sensibilizzare sull’ecologia con serate di stand up comedy. Si tratta di spettacoli dove i comici portano in scena solo loro stessi con i propri monologhi, rimanendo rigorosamente in piedi. «Vogliamo portare l’ecologia fuori dai soliti luoghi e dai soliti discorsi, unendola alla stand up facciamo anche autoironia sugli ecologisti come noi.
Cerchiamo di raggiungere un pubblico ampio, evitando un linguaggio troppo settoriale ma anzi ridendo molto». Lorenzo Carbone ha 28 anni, è tra i fondatori del progetto e presenta le serate: «Il nostro appuntamento milanese allo Zelig (giovedì 13 febbraio, ndr) sarà un best of, una selezione dei cavalli di battaglia di ogni artista». Sarà la seconda volta a Milano per il gruppo, che ha partecipato lo scorso maggio a un evento di «Statale a impatto zero», collettivo ambientalista degli studenti dell’UniMi. Ideato e poi prodotto durante un’esperienza di servizio civile alla Casa dell’ambiente di Torino, è il primo progetto in Italia di eco stand up.
«Non è semplice trovare una chiave giusta per questi argomenti, che per molti sono angoscianti», racconta Emiliano Ippolito, uno dei comici del gruppo. «In realtà poi le idee vengono, nel mio caso ha aiutato la passione per la scienza. Tra le altre cose parlo di parassiti animali e umani, di quanto le specie più belle siano difese molto più di quelle brutte, di un albero in Kenya dedicato a mia nonna». Gli spunti per i pezzi possono arrivare da esperienze personali, cose viste o sentite, libri letti. «Trovare l’ispirazione per ogni data è difficile ma anche stimolante, ti obbliga a pensare.
Io sono una comica “di osservazione”, cerco e trovo le idee nel mio vissuto», spiega Elena Ascione. «I miei due gatti sono una grande fonte di ispirazione per i monologhi. In uno parlo di animali estinti proprio perché eccessivamente predati dai felini». Anche per Cristiana Maffucci, attrice comica e psicoterapeuta, l’osservazione è uno strumento importante: «I temi li traggo dal mondo dentro e fuori di me. Preferisco affrontare argomenti legati all’“ecologia della mente”, considerato anche il mio lavoro: significa che per comprendere la mente umana non si può prescindere dal contesto in cui è inserita.
Relazioni interpersonali, ambiente sociale e dinamiche culturali influenzano profondamente la formazione delle nostre percezioni e conoscenze». Si parla anche di ipocrisia e di quanto spesso l’ambientalismo sia molto chiacchierato ma poco fatto. «Le contraddizioni sono tante, e per questo mi piace portarle in scena per riderne, ma anche per renderci conto che tutti ne siamo parte», dice Andrea Bertora, che è laureato in Ingegneria ambientale e per anni di ambiente se n’è occupato per lavoro, facendo anche divulgazione.
«Spesso interpreto un ambientalista che però poi dice cose aberranti, ad esempio di seppellire oggetti (e soggetti…) arrivati a fine vita, perché in fondo sono risorse. Cerco di far passare i concetti attraverso il rovesciamento dei ruoli e il grottesco, vestendo i panni di quello che pensa di agire bene ma in realtà sta facendo tutto il contrario. Quando posso, poi, lascio sempre spazio a un po’ di improvvisazione in base al pubblico che è presente in sala. Anche su questo aspetto penso che la serata all’area Zelig di Milano sarà stimolante».
Pubblicato originariamente su MM, quindicinale della Scuola di giornalismo Walter Tobagi.