Innovazione · 13 giugno 2025

Lisci come il ghiaccio

Un materiale sintetico per gli allenamenti di hockey e curling: meno impattante e più sicuro, ma gli atleti non sembrano convinti

Atleta su una pista di ghiaccio sintetico all’aperto
Una pista di curling in ghiaccio sintetico (foto di Xtraice).

Né acqua né energia. E soprattutto, nessun limite di temperatura. Basta assemblare mattonelle di materiale plastico, a cui serve pochissima manutenzione, e con il ghiaccio sintetico qualsiasi spazio può diventare un campo di hockey, curling, pattinaggio. Offrendo così una soluzione all’impatto e agli alti consumi delle piste tradizionali. E consentendo anche ai più giovani e inesperti di scoprire e provare gli sport invernali. Secondo le stime di Legambiente una pista per pattinare sul ghiaccio consuma ogni giorno da 1 a 3 chilowatt per metro cubo, insieme a una media di 20mila litri d’acqua che serve a rigenerare quotidianamente la superficie.

Il ghiaccio tradizionale, che a oggi resta l’opzione preferita dagli utenti, deve infatti essere tenuto a una temperatura che va da 3 a 4 gradi e mezzo sotto zero. Sono numeri spesso insostenibili, sia dal punto di vista ambientale, sia da quello economico, visti i prezzi dell’energia. Il surrogato sintetico, negli ultimi anni, è stato scelto come alternativa meno impattante e di facile installazione da comuni e organizzatori di eventi. Trattandosi di una soluzione recente, i costi del noleggio sono comunque alti. Queste piste possono infatti permettere un risparmio importante a patto che vengano acquistate per un utilizzo a lungo termine.

«Alle nostre superfici diamo una garanzia di 12 anni, ma tutto dipende da dove vengono installate», spiega Marco Crovetto di Glice Rinks, azienda svizzera che produce e distribuisce piste sintetiche in tutto il mondo. «Se è previsto un uso sotto il sole diretto, magari d’estate e per vari mesi, è necessario fare un po’di mantenimento, con un apposito olio siliconico». Uno dei vantaggi del ghiaccio finto è infatti quello di essere adatto a qualsiasi stagione e a tutte le temperature. Un esempio è stato lo Sport village, presente in piazza Duomo a Milano tra febbraio e marzo scorsi.

Uno spazio con vari campi di gioco dove le persone hanno provato l’hockey e il curling, a un anno esatto dall’inizio dei Giochi invernali. «Per l’intera durata dell’installazione non è stata usata nessuna refrigerazione né energia elettrica per raffreddare la struttura», fanno sapere da Samsung, uno dei main sponsor di Milano-Cortina 2026, che ha contribuito alla manifestazione e che sta già pensando di riproporre il formato per eventi paralleli durante le settimane olimpiche. Di montare le piste in questo caso si è occupata l’azienda con sede in Spagna Xtraice, che ne è anche produttrice: «Noi usiamo il polietilene ad alta struttura molecolare, in lastre modulari da 1 o 2 metri quadrati», spiega il responsabile per l’Italia Pietro Ranci.

«Il materiale termoplastico è fatto apposta per essere “graffiato” dalle lame in acciaio. Non servono né pattini particolari, né attrezzatura specifica, solo un po’ più di sforzo per l’atleta». Una soluzione usata non solo per grandi eventi ma anche dalle piccole attività e dagli appassionati di sport su ghiaccio. «La domanda è aumentata molto dopo il Covid, e negli ultimi anni abbiamo ricevuto anche richieste da parte di negozi sportivi, soprattutto al Nord Italia», racconta Ranci. «Vogliono soluzioni per delle aree dove far provare i prodotti ai clienti.

Siamo in fase di dialogo anche per altri eventi legati alle Olimpiadi invernali». Un’alternativa sostenibile e versatile, ma comunque differente. Anche secondo gli atleti e gli amatori che l’hanno provata. «È più faticoso e consuma i fili, cioè i bordi della lama del pattino», racconta Etienne Tacchini, fondatore, presidente e giocatore della squadra di Hockey Hc Fighters Milano. «È piuttosto odiato. I Fighters hanno partecipato allo Sport village in Duomo e si sono distrutti i piedi», conferma Luca Temporelli della community Milano Hockey City, raccontando l’esperienza degli atleti.

«Serve molto più sforzo e comunque non si raggiungono gli stessi risultati e le stesse velocità. Ma allo stesso tempo pattinare davanti al Duomo ci ha lasciato senza parole». Del resto si tratta di una superficie che simula le proprietà del ghiaccio tradizionale, ma che offre comunque un’esperienza differente. Proprio a partire dallo scivolamento: «C’è meno controllo del movimento, ma anche paradossalmente più attrito. I pannelli non formano lo stesso strato lubrificante», spiega Tacchini. Un limite che potrebbe dipendere, però, anche dallo stato di avanzamento della ricerca scientifica per questa alternativa “artificiale”.

E che, secondo i produttori, dipende molto dalla qualità del materiale: «Il livello dello scivolamento varia da un’azienda all’altra», spiega ancora Crovetto di Glice Italia. Nel complesso, i pattinatori trovano più difficile eseguire salti o frenate sul sintetico perché il materiale non offre lo stesso grip dinamico del ghiaccio. Come confermato dalle stesse aziende produttrici, sulle lastre di plastica polietilenica è sconsigliato saltare: «Alcuni tipi di balzi potrebbero scavare la superficie e lasciare delle ammaccature, rendendo difficile la riparazione», specifica Crovetto.

Qualche limite e la necessità di adattare la propria tecnica al differente materiale vengono compensati, però, da una maggior sicurezza: il ghiaccio sintetico può essere più morbido in caso di cadute. Inoltre, non potendosi formare pozzanghere o crepe, il rischio di infortuni è più basso. «In Italia, che ha una stagione estiva calda, è sicuramente utile. Il problema, per ora, è che la velocità è di molto inferiore», conferma Marta Bertolli, Ice Sport manager presso Fondazione Milano-Cortina 2026. «L’ideale sarebbe sfruttarlo nelle scuole, con i ragazzi.

Quelli che per un atleta sono limiti in questo caso si trasformano in tutele». Una possibilità molto diffusa all’estero, dove già da anni esistono impianti specializzati e clienti che addirittura ricorrono a soluzioni su misura: «Li chiamiamo “compratori home” e sono spesso atleti che vogliono uno spazio dove allenarsi. Qualche volta si tratta di garage o cantine trasformati in veri e propri piccoli palazzetti personali», racconta ancora Ranci di Xtraice. La Federazione italiana sport ghiaccio, di cui Marta Bertolli è portavoce, ha iniziato a utilizzarlo per il Festival del ghiaccio nell’estate 2023, all’Idroscalo di Milano: «Ci permette di promuovere i nostri sport anche in stagioni e regioni meno fredde».

Per questo il festival tornerà a Trento il prossimo settembre, in un anno fondamentale per gli sport invernali: «Tutto ciò che viene fatto quest’anno è in ottica Milano-Cortina, anche quando non è ufficiale. È il momento perfetto per promuovere le nostre discipline». Il Coni, Comitato olimpico nazionale italiano, permette di utilizzare il prodotto solo per allenarsi. Ma nonostante non sia omologato per le gare, il ghiaccio sintetico offre a tutti la possibilità di mettersi nei panni dei campioni olimpici e impugnare un bastone o una scopa da curling.

Al netto di limiti e vantaggi, il ghiaccio finto è insomma un’occasione per avvicinare i giovani e gli amatori agli sport invernali. Soprattutto in vista di Milano-Cortina. Tra eventi collaterali aperti al pubblico e occasioni per i più scettici di provare il materiale e magari ricredersi, le Olimpiadi potrebbero essere la cornice per valutare un’opzione più green e innovativa. Diventando la chiave di volta per il futuro degli sport invernali. Anche senza il freddo.

Pubblicato originariamente su MM, quindicinale della Scuola di giornalismo Walter Tobagi.

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