Spettacoli in miniatura
Spiare le esibizioni dalla fessura di una scatola: ecco il “lambe lambe”

Marionette, scenografie, cambi di scena, luci (e ombre). Ma tutto in miniatura e all’interno di teatrini poco più grandi di una scatola da scarpe. È il teatro “lambe lambe”: un solo spettatore alla volta, cuffie alle orecchie, gli occhi che guardano da una fessura quello che l’artista-artigiano fa succedere all’interno. «Ogni spettacolo di “lambe lambe” nasce nel suo contenitore, sono di fatto una cosa sola. Non si possono cambiare le storie e mantenere la stessa scatola, a ogni esibizione nuova si affianca la costruzione da zero di un teatro».
Lorena Vitali è un’attrice e performer di “lambe lambe”. Fa parte dell’unico collettivo in Italia che raggruppa vari artisti di questa disciplina e che sarà alla quarta edizione del Bam Circus: festival di teatro figurativo alla Biblioteca degli alberi di Milano. «Lo spettacolo che porteremo (il 18 maggio nell’area meli del parco, ndr) si chiama Nautilus. Coro di teatri in miniatura. È il nome che abbiamo scelto per l’intera iniziativa, a richiamare le profondità marine come simbolo della dimensione intima di queste esperienze», spiega Vitali.
Un momento personale, quasi segreto. È ciò che il teatro “lambe lambe” rappresenta dalla sua nascita. Il primo spettacolo in Brasile, nel 1989, si chiamava La danza del parto. Nel Paese c’era un problema di gravidanze precoci e due artiste pensarono di fare educazione sessuale attraverso il teatro di figura, creando anche una marionetta partoriente. Ma farlo in pubblico era un problema. Usarono allora la camera oscura di una vecchia macchina fotografica, di quelle con il telo. Da qui il nome: “lambe lambe” vuol dire «lecca lecca» in portoghese, era il soprannome dei fotografi di strada che sviluppavano le pellicole passandole con la spugna.
«Saremo disposti in cerchio con i nostri “lambe” a disposizione del pubblico», continua Vitali, «le persone potranno scegliere di vedere tutti o solo alcuni degli spettacoli al loro interno. Il mio ad esempio si chiama Riparo sogni infranti e il teatro è fatto di carta e cartone, ho i personaggi e una traccia audio con le loro voci. Parla di un re che si sente inutile e parte per un viaggio alla ricerca del suo senso». Alessandro Guglielmi – che a Milano porterà Starboy, uno spettacolo di micro marionette sul sogno e l’amore tra un ragazzo e una stella – fa parte del collettivo fin dal suo inizio: «Ufficialmente è nato nel 2020.
Eravamo una decina di artisti, non ci conoscevamo, unendoci siamo riusciti a essere più presenti nelle rassegne e nei festival, facendo conoscere questa tecnica». Tra gli altri ci sarà anche un teatrino particolare, a forma di luna e con marionette bunraku. Mosse cioè con bastoni e non a filo. «La luna rappresenta il mio sogno, irraggiungibile, di vivere al mare», spiega Sandra Pagliarani, scenografa che l’ha realizzato. È la sua prima esperienza da artista “lambe lambe”. «Lo spettacolo all’interno parla proprio del mare, che c’è e si muove con un meccanismo a batteria.
Ci sono cambi di illuminazione con piccoli led e altri sistemi che fanno spuntare i personaggi tra le onde», racconta. Il sonoro, che nel caso di questo spettacolo è una musica originale fatta comporre appositamente, è fondamentale. Le battute dei personaggi, il rumore di fondo o gli effetti servono a far immergere ancora di più lo spettatore nel racconto. «Spesso le persone si commuovono, e in questi casi l’artista “lambe” ha anche il ruolo di accompagnarle prima e dopo l’esibizione nei loro sentimenti. I teatranti devono far vivere l’emozione a chi guarda, come parte integrante dell’esperienza performativa».
Pubblicato originariamente su MM, quindicinale della Scuola di giornalismo Walter Tobagi.